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SONDAGGIO ONLINE SETTIMANA CORTA

L’Istituto Comprensivo  intende effettuare un’ indagine conoscitiva relativa alla rimodulazione dell’orario delle lezioni alla Scuola Secondaria 1° grado, dopo aver preso in considerazione i servizi offerti dal territorio e gli aspetti didattici ed organizzativi legati alla “settimana corta”.
SONDAGGIO SETTIMANA CORTA

18 Commenti a “SONDAGGIO ONLINE SETTIMANA CORTA”

  1. Gabriella Burba scrive:

    Vorrei tornare sul presunto sondaggio relativo alla settimana corta, per chiedere alla Dirigente alcuni chiarimenti: come mai non è previsto alcun termine di chiusura? Normalmente un sondaggio dovrebbe prevedere un periodo certo e limitato nel quale rispondere. E perché, diversamente da quanto accade nei sondaggi seri (cosa che certamente questo non è, come molti hanno rimarcato per una serie di ragioni), non appare automaticamente il numero dei rispondenti? E ancora: la scuola ha l’intenzione di rendere noti i risultati di questo preteso sondaggio? Quando, come, a quale scopo? E, magari, anche di rendere nota la motivazione che sta alla base di tutta questa strana procedura? Dalla lettera della Dirigente non si capisce da quale esigenza sia partita l’ipotesi della settimana corta, dato che si afferma soltanto: “non sono mancate, seppur in maniera informale, richieste delle famiglie di ipotizzare un orario con il sabato libero.”
    E questa sarebbe una motivazione?
    Infine, la Dirigente non ha mai chiarito se un’eventuale modifica dell’orario riguarderebbe l’anno in corso o il prossimo anno scolastico: si tratta evidentemente di due ipotesi molto diverse, perché nel primo caso si procederebbe a un cambiamento di regole previste e accettate dalle famiglie fin dal momento dell’iscrizione. Non si violerebbe, in tal modo, il patto educativo stipulato fra scuola e genitori?
    La Dirigente afferma che “non sono da trascurare le voci dei docenti e degli alunni che, pur non avendo potere di delibera sull’organizzazione oraria…” Docenti e alunni sullo stesso piano? Quella dei docenti una semplice voce da non trascurare? Non spetta al Collegio Docenti la “delibera sui criteri didattici di formulazione dell’orario, esplicitati anche nel POF, e della durata dell’unità di lezione all’interno del quadro definito dal Consiglio di Istituto”?
    Le consiglio di leggere l’opinione di una sua collega, la Dirigente Scolastica Donata Albiero (http://donataalbiero.blogspot.it/2014/02/linganno-della-settimana-corta.html)

  2. LORENA FRANZIN scrive:

    E’ ben vero, come si legge nella lettera aperta del Dirigente, che “la motivazione allo studio e il successo scolastico non sono legati solo all’organizzazione oraria su 5 o 6 giorni, ma anche su:
    1.metodologia didattica
    2.didattica personalizzata
    3.disponibilità di ideonei sussidi e attrezzature
    4.aule-laboratorio
    5.risorse finanziarie e professionali
    6.progetti mirati alla prevenzione delle situazioni di disagio
    e’ altresì evidente tuttavia che almeno 3 dei 6 punti citati non sono garantiti per la mancanza di risorse. Quanto alla didattica personalizzata e alla prevenzione della dispersione, direi che è proprio in questo senso che va la non supina accettazione di una logica economica di ulteriori tagli e riduzioni di risorse senza analizzare i pro e contro da punto di vista didattico.

  3. Gabriella Burba scrive:

    Trovo molto significativo il fatto che, mentre tutti i commenti contrari alla settimana corta sono ricchi di motivazioni pertinenti, le due uniche persone favorevoli non sentano alcun bisogno di argomentare la loro opinione: qualsiasi insegnante, in un caso del genere, porrebbe allo studente l’ovvia domanda “perche’?”

  4. LORENA FRANZIN scrive:

    non riesco a capire la ragione per cui il mio post non viene pubblicato…oltre a contenere la dichiarazione che NON sono favorevole alla settimana corta, conteneva comunque delle semplici opinioni e delle verità!!!

  5. Elisa Nannetti scrive:

    Qualunque scelta adottata dalla Scuola deve essere fondata sul diritto all’educazione e all’istruzione dei minori, garantendone fruibilità ed efficacia. Data questa premessa, ancora non mi è chiaro quali siano le motivazioni legate al miglioramento dell’efficacia formativa, che hanno portato alla proposta della settimana corta. Ho la sensazione che ancora una volta l’esigenza di riduzione dei costi l’abbia vinta sul buon senso e sulla Buona Scuola, gravando sulla formazione dei nostri figli, sul loro futuro e sul futuro di questo povero Paese. Chiedo quindi che venga spiegata alle famiglie l’analisi che l’ICC ha compiuto per giungere a tale proposta e, conseguentemente, quali siano gli obiettivi educativi in termini di miglioramento dell’efficacia formativa che si intendono raggiungere. Una volta informate adeguatamente le famiglie e al fine di garantire un risultato trasparente e aderente alla realtà, auspico venga adottato un altro metodo di indagine conoscitiva, perchè i limiti dell’attuale sondaggio on line sono già stati ben definiti dai commenti precedenti.

  6. Lorena Franzin scrive:

    Non sono assolutamente favorevole alla settimana corta.
    Consiglio di consultare l’orario massimo di lavoro in termini di ore consecutive deliberato per il personale della scuola e ricordo che si tratta comunque di persone adulte con capacità attentive e di autodisciplina diverse.
    Mi affascina molto, inoltre, poter scoprire quali sono le “materie leggere” promesse per le ultime ore e a chi toccherà l’onere di individuarle, e mi incuriosisce altrettanto, vedere come sarà possibile “non programmare – come promesso- verifiche (si intende ovviamente sia scritte che orali) per le 6e ore”. Non possono non pensare, inoltre, allo sforzo motivazionale ulteriore che viene chiesto ai docenti, la cui professionalità scivola rapidamente verso l’attività di “customer care”! Che fare poi con i ragazzi che, sempre piu’ numerosi, presentano “disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione”? A coloro che propongono la “Buona Scuola” attraverso questo tipo di risparmio e spending review, ricordo una frase dell’esperto in alta formazione Derek Bok: “Se pensate che l’Istruzione sia costosa, provate l’ignoranza…”

  7. Stephanie Pearce scrive:

    Per quanto potrebbe essere bello avere mio figlio a casa il sabato, la giornata scolastica di 6 ore è, a mio avviso, improponibile. La capacità di un ragazzino di rimanere concentrato richiede uno sforzo mentale costante, e, secondo alcuni esperti, questa capacità diminuisce in modo sensibile dopo mezzogiorno, figuriamoci alla sesta ora quando ormai il ragazzino sarebbe anche a stomaco vuoto. Con tutta la buona volontà del mondo un ragazzino stanco e affamato farebbe fatica a stare attento alla lezione. Inoltre, direi che neanche l’insegnante più bravo/a al mondo riuscirebbe a tenere l’attenzione in queste condizioni. La settimana corta è stata proposta con una certa insistenza che mi fa venire il dubbio che sia spinta dall’alto, ma non certo da chi conosce bene le esigenze psicofisiologiche di ragazzini dell’età delle medie.

  8. Gabriella Burba scrive:

    Consiglio di guardare i risultati di una ricerca condotta dal prof. Daiji Kawaguchi, della Hitotsubashi University, che, nelle conclusioni, afferma: “La piena attuazione della settimana scolastica di cinque giorni ha portato ad un aumento delle disparità socio-economiche in termini di tempo di studio e punteggi dei test… Di conseguenza, un numero crescente di scuole ha iniziato ad offrire corsi supplementari il sabato.”
    Sintetizzando, secondo questa ricerca (come quasi sempre scoperta dell’acqua calda!), i ragazzi con un lungo week-end libero diminuiscono il tempo dedicato allo studio, ma in modo diverso in rapporto al livello di istruzione dei genitori: gli studenti che hanno i genitori più istruiti, infatti, impiegano parte del sabato studiando discipline supplementari; i figli di genitori con un diploma di scuola media invece hanno meno opportunità, e questo alla lunga si traduce in un divario nella loro preparazione, e incide nelle loro chance di un futuro professionale migliore rispetto a quello dei genitori.
    Quindi non sembra proprio che la settimana corta, indotta solo da esigenze di risparmio e tesa ad omologare la scuola ai ritmi produttivi delle aziende, favorisca l’inclusione sociale: ne era ben consapevole don Milani, che, per recuperare ragazzi svantaggiati, non faceva “vacanza nemmeno la domenica”. E i suoi ragazzi scrivevano: “Dopo l’istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche ragazzi di paese.
    Tutti bocciati, naturalmente. Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose. Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio.”

  9. Serena scrive:

    Contraria alla settimana corta.Si potrebbe pensare ad una settimana breve, introducendo dei rientri e garentendo dei servizi basilari in una scuola, come la mensa. Non si può pensare che questi ragazzi stiano a scuola per sei ore consecutive, detto da chi le ha fatte, alle superiori però. Il livello di attenzione all’ultima ora non c’è, anche se possono essere proposte “materie leggere”.

  10. Manuela Matellon scrive:

    Spiace constatare che il sondaggio così proposto non abbia alcuna validità.
    Per decisioni così importanti che si ripercuotono sull’organizzazione dello studio e il relativo impegno familiare, il sondaggio anonimo ed aperto a tutti è l’opposto di quello che i genitori non anonimi vogliono.
    Rimango contraria alla settimana corta, ritenendo che sei ore consecutive di insegnamento ritardino lo studio casalingo e riducano lo spazio per la frequenza di un’attività ricreativa.

  11. sorarù luisa scrive:

    Buonpomeriggio,
    chiedo cortesemente il motivo per cui i miei commenti non vengono pubblicati, ma risultano bloccati in attesa di moderazione, mentre ne vedo uno con orario successivo al mio già pubblicato.
    grazie
    Luisa Sorarù

  12. Gabriella Burba scrive:

    Inserisco il parere di due pedagogisti su un orario di lezione che contempli 6 ore al giorno. Entrambi ritengono che, se si vuole il sabato libero, siano necessari i rientri e la mensa scolastica.
    Giuseppe Bertagna, docente di Pedagogia dell’Università di Bergamo: “Se mancano i servizi come i trasporti e le mense, se l’edilizia scolastica è carente di spazi all’aperto, allora è impensabile pensare di concentrare l’orario didattico in cinque giorni. Non si può costringere i ragazzi a stare chiusi in aula per sei o sette ore consecutive.”
    Susanna Mantovani, docente di Pedagogia alla Bicocca di Milano: «Quando si parla di organizzazione scolastica si tende a dimenticare cosa sono i ragazzi – Sei ore consecutive in classe sono un eccesso di didattica… Gli orari ora sono realizzati più in funzione dei professori che degli alunni.”

  13. Luisa Sorarù scrive:

    Buongiorno,
    vorrei sapere come mai il mio commento delle ore 11.59 non è stato ancora pubblicato.
    grazie.
    Sorarù Luisa

  14. Luisa Sorarù scrive:

    Buongiorno,
    vorrei chiedere gentilmente che almeno venissero rese note a chi si accosta alla votazione le motivazioni che spingono un’Istituto Scolastico che funziona bene a voler cambiare marcia rischiando di mettere in gioco la bontà di tutto quello che, con l’organizzazione vigente, viene offerto agli studenti (più di 350 ragazzi.
    Come si può pensare che le famiglie possano esprimere una scelta consapevole se non viene data alcuna informazione?
    Condivido inoltre il pensiero espresso in altri commenti in merito alla funzionalità di un questionario che permette alla stessa persona di votare anche più di 350 volte…
    Grazie per l’attenzione.
    Sorarù Luisa

  15. tiziana gobbo scrive:

    Favorevole e molto alla settimana corta.

  16. Carla Negri scrive:

    Ritengo che l’indagine condotta sia del tutto fuorviante e inattendibile, sia per le modalità (sul sito infatti può votare chiunque) sia per la mancanza di informazione.
    Una decisione così importante, deve essere frutto di una riflessione che prenda in considerazione vari elementi: il ben-essere dei ragazzi a scuola, il parere dei docenti sull’organizzazione didattica, la gestione di particolari situazioni di disagio e difficoltà che con un prolungamento dell’orario potrebbero aggravarsi, la penalizzazione delle attività extracurriculari svolte all’interno e all’esterno della scuola, la compatibilità degli impegni di lavoro e di gestione familiare.
    Credo inoltre, che in ogni caso, debbano essere salvaguardate le scelte fatte dalle famiglie che, in base alle specifiche esigenze, hanno scelto per i loro figli un percorso formativo organizzato su 6 giorni da 5 ore.
    Auspico che, prima di affrontare un sondaggio così mal formulato, ci si possa incontrare al più presto per consultare ed informare correttamente i genitori affinché possano scegliere con responsabilità l’eventuale modifica dell’orario.
    Grazie per l’attenzione
    Carla Negri

  17. Gabriella Burba scrive:

    A chi e’ venuta in mente quest’idea a dir poco stravagante di un questionario on line senza pw cui ognuno di noi puo’ rispondere un numero indefinito di volte? Complimenti per l’idea davvero geniale! Io ho gia’ compilato il vostro form sui 5 o 6 giorni almeno 20 volte e continuero’ a farlo, rendendo pubblica la cosa, per sommergere di ridicolo chi ha avuto il coraggio di definire questo inutile spreco di tempo e risorse pubbliche un sondaggio. Potreste dedicare piu’ utilmente il vostro tempo a studiare come si fa un sondaggio (anche on line) che abbia un minimo di attendibilita’ statistica. E magari anche a rivalutare la scuola come tempo dell’otium (schole’) e non del negotium, per cui e’ stata inventata la settimana corta.

  18. Barbara Naidon scrive:

    FAVOREVOLISSIMA ALLA SETTIMANA CORTA!

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